Parlare di estate napoletana è parlare anche di ciò che prepariamo a tavola di questo periodo: da un popolo che mangia tanto e sempre ben condito, non ci si può aspettare che per l’estate i fondamenti di questa cucina vengano traditi pubblicamente. Ho raccontato che non si mangia solo pizza e non si mangia solo mozzarella. Oggi vi racconto perché per me l’estate sa di trippa.

Trippa

La mia estate da bambina

Durante la mia infanzia le vacanze erano qualcosa di straordinario: per quindici giorni consecutivi vedevo mio padre che, per la restante parte dell’anno, era una figura fantasmatica, qualcuno di cui ne sapevo l’esistenza ma che si palesava solo il sabato e la domenica. Per tanto tempo ho pensato che mio padre non mi volesse abbastanza bene e che preferisse il lavoro alla sua famiglia, ma poi solo da grande ho capito che senza tutto quel tempo speso a lavorare tante piccole cose non le avremo potute fare e che quindi tutto questo era fatto anche per il mio bene.

Aspettavo le vacanze da bambina con un’adrenalina così forte che non avevo generato neanche per i regali di Natale. Oltre al mare, le vacanze erano sacre perché ritornavo a Santa Caterina dello Ionio: un piccolo paesello a ridosso in bilico tra la provincia di Reggio Calabria e di Catanzaro, dove una striscia di sabbia è bagnato dal Mar Ionio. A Santa Caterina non c’è mai stato molto da fare: c’era il mare, c’era la spiaggia immesa dove giocare, c’erano gli amici di sempre, quelli incontrati per sbaglio tra un castello ed una paletta fuori posto. Tutto questo mi bastava e lo rendeva ancora di più un momento magico della mia vita, una sorta di rito.

Nel frattempo che aspettavo l’arrivo delle vacanze, i giorni sul calendario diminuivano a suon di crocette: cerchiavo di rosso il giorno della partenza  che era quasi sempre alla fine di luglio che venivano raggiunto da una folla impaziente di giorni a crocette. Nello scorrere mai troppo veloce dei giorni ricordo che aggrappati ad una vecchia cinquecento io e la mia famiglia trascorrevano i weekend in giro tra supermercati in cerca di ossigeno da primi impianti di aria condizionata. Alla sera come da copione arrivava la conseguenziale cerca al rivenditore di trippa.

La mia estate a base di trippa.

Non ho mai capito perché in estate i miei genitori spesso si fermavano a prendere la trippa; anche perché, diciamola tutta, per un bambino è un po’ inquientate il banco della trippa che poi in napoletano manco viene chiamata così. Ho scoperto che si chiamava trippa solo da adolescente perché per me quella è stata sempre O per e o muss. Lo so, fa un po’ ribrezzo ma d’altra parte stiamo pur sempre parlando della vendita legale della selezione di carne di maiale. La cosa che ricordo quasi con malinconia era quella ricerca capillare del rivenditore migliore, manco cercassero il miglior concessionario di diamanti o di perle in Polinesia.

Le cose sono cambiate: adesso sono cinque anni che non vado più in vacanza d’estate e dei rivenditori di trippa in città ce ne sono sempre meno, ma quando pochi giorni fa mi sono ritrovata davanti un piatto di trippa ho pensato a quanto mi mancasse quella leggerezza di quel periodo.

Dove Mangiare la Trippa a Napoli

Se non sapete dove mangiare la trippa a Napoli vi consiglio La Fonte della Trippa, in Via De Meis 635 a Napoli.

About friariella

Travel blogger per caso, Napoletana per scelta. Sono un'intalliatrice agonistica e campionessa mondiale di aperitivi e bis. Mi piace viaggiare low cost, amo la buona musica e di ogni festa divento il giullare.