Come ogni mattina prima di andare a lavoro accendo il cellulare e leggo le prime notizie del giorno: una strana abitudine che ho preso nel tempo, quasi a voler sapere in anticipo le istruzioni della giornata. Ho letto la notizia che Pino non c’era più e ho pensato “Ma che band e sciem, pur a Pino Daniele ann fatt murì!” [traduzione: ma che massa di scemi, hanno fatto morire anche Pino Daniele per finta]: la moda del momento è questa d’altra parte, prendere un personaggio famoso a caso e dichiararne il decesso.

Non ho pensato che poi, in fondo, Pino è una persona come me e non è immortale, o quasi. Ho googlato il suo nome e alla fine in pochi secondi ho ricevuto il responso. Pino Daniele è morto. Erano le 7.03 quando ho preso il telefono e ho chiamato mia madre svegliandola “Mamma è morto Pino Daniele”. L’ho chiamata per avvisarla che è morto Pino, quel Pino Daniele che conosciamo tutti, come se lui fosse stato uno di famiglia, perché Pino mi era stato insegnato e presentato dalla mia famiglia.

Ricordo ancora le sue musicassette sapientemente appezzotate ( traduzione falsificate) da un tizio che vendeva nel mio quartiere: le copertine erano fotocopiate ed il volto di Pino prendeva tratti irreali, ma la voce era la sua, come sempre inconfondile. Come ogni buon trentenne Napoletano, non credo di ricordare una partenza per le vacanze estive sprovvista di una musicassetta di Pino: la Calabria ha aperto le porte a tutti noi, giovani adulti, alla fine del secolo scorso con il sottofondo del Mascalzone Napoletano. Senza la casetta di Pino Daniele non era vacanza e non lo era solo per me.

Ho preso l’autobus stamattina per andare a lavoro, incredula di quello che era succeso. Ho pensato che forse stavo solo sognando. Mi sono infilata le auricolari e ho acceso la radio: tutti parlavano di lui e della sua scomparsa. La notizia mi è arrivata forte ed improvvisa, come quando al mattino il vento gelido mi sveglia accarezzandomi il volto.

E' muort o' Rre

Pino Daniele è morto ed è maledettamente vero. Quando sono arrivata a lavoro stamattina mi hanno chiesto se ero triste per via del rietro: ho risposto “E’ morto Pino”. Non hanno capito e ho dovuto spiegare che quel Pino è Pino Daniele e che per noi napoletani non è solo un cantante. Pino Daniele è un simbolo della mia Napoli, della Napoli autentica e poco generalista, la mia Napoli.

Non se ne va per me solo un cantante: con Pino Daniele se ne va una parte importante della mia cultura, una parte della mia infanzia e della mia adolescenza. Pino Daniele ha saputo scardinare gli stereotipi sui napoletani e sulla cultura del volgare: la sua musica e le sue canzoni hanno mostrato al mondo intero quanto questa città sia in grado di regalare, artisticamente ed umanamente.

Durante i miei lunghi pellegrinaggi, in tutte le mie tante case, quando la solitudine mi sbatte al muro il potere delle distanze ho sempre messo su una tua canzone, per diminuire il peso della nostalgia, per sentire meno l’appucundria, che tante volte ha sbattut mpiett pure a me.

Ieri ero in macchina che tornavo su al Nord e nelle dieci ore di viaggio ho canticchiato le sue canzoni, ripromettendomi di non mancare al prossimo concerto. Stamattina la notizia ed ancora stento a crederci: ho mandato un messaggio a mia sorella, quasi a voler cercare un modo per rielaborare questo lutto insieme. Lei ha passato la mattina a guardare i video del suo ultimo concerto incredula di tutto questo.

Forse ho scritto solo cose banali, di quella tenera banalità che ti mette in ginocchio come quando perdi qualcuno che ti sta caro, anche se per gli altri è “solo” un cantante nero a metà.

 

About friariella

Travel blogger per caso, Napoletana per scelta. Sono un'intalliatrice agonistica e campionessa mondiale di aperitivi e bis. Mi piace viaggiare low cost, amo la buona musica e di ogni festa divento il giullare.