Interno giorno. Rivedo la mia piccola ombra. Non mi appartiene  più e la guardo tra i ricordi piccola e goffa, quasi indifesa. Era gennaio di sette anni fa. Clicco o non clicco, mi ripetevo. Compilo o non compilo. La posta in gioco era alta ed io avevo poche fiches: in fondo ero solo una ventenne inesperta ed acerba, che aveva vissuto i suoi primi vent’anni della sua vita immersa nell’illusione di sapere, di capire e di aver dato, senza conoscere il sapore di ricevere. Alla fine ho seguito il mio istinto, come sempre: se solo a volte potessi smettere di seguire quello che sento, avrei la metà dei problemi a cui rispondere. Ma questa volta no, ho vinto. Era il gennaio 2008 ed io non sapevo che compilando quel modulo la mia vita sarebbe cambiata per sempre, ma non sapevo che sarebbe cambiata in meglio. Decisamente in meglio.

Era gennaio 2008 ed io ero al secondo anno di Università, ma non avevo la percezione di cosa fosse la vita reale. Vivevo nel mio mondo fatto di emozioni di cartapesta e sogni da realizzare: non sapevo ancora cosa volevo fare da grande ma sapevo bene cosa non volevo. C’era una sola cosa che desideravo fare: vincere la Borsa di Studio Erasmus. L’avevo desiderato, voluto e cercato da tempo: a 18 anni mi ero messa in testa di dover andare a studiare in un college Inglese. Poco male: nelle date in cui sognavo il mio ingresso nella società made in England ci fu un terribile attentato in Metro. Volevo scappare di Napoli, perché per me era più semplice rinnegarla che amarla. Volevo fuggire, smaltire la rabbia, capire il senso della solitudine e della libertà, ma soprattutto volevo mettermi in gioco.

Scelsi Barcellona perché non volevo andarci: ero così brava a recitare la parte della dissidente radical chic che volevo andare dove non andava la massa, che non volevo vivermi quell’esperienza nel luogo del luogo comune, perché Barcellona era una città pericolosa. perché Barcellona è tanto simile a Napoli, perché a Barcellona poi ti perdi.

Mi presentai al colloquio con i professori con un occhio rosso e gonfio, complice una lentina distratta che aveva deciso di commuoversi e sobbalzare fuori dalle mie orbite nel momento sbaglio. Andai a sedermi sicura di fallire, riparata dal rammarico che io la Borsa di Studio Erasmus non l’avrei mai vinta. Avevo puntato solo sul numero sbagliato perché a distanza di un mese giunse il verdetto: era una mattina di marzo quando sotto un timido sole di Marzo il mio nome era incastrato nella rosa dei primi 20 vincitori della Facoltà di Borsa di Studio Erasmus. Avevo vinto Barcellona ma non avevo ancora capito che lei avrebbe vinto su di me a mani basse.

I mesi successivi alla partenza non mi furono d’aiuto: come al solito realizzai solo dopo che stavo per dare una svolta epocale alla mia vita e che niente sarebbe stato più come prima. Ero così sprovveduta che partii per Barcellona senza neanche una mappa della città. Ero così piccola, infantile ed acerba che non avevo ancora messo la cintura quando quella città mi travolse senza chiedermi il permesso.

Conobbi il senso della responsabilità, il peso dell’essere se stessi, riconobbi lo sguardo assorto dei “se” e dei “ma” ed intravidi il mio sorriso più dolce: in 20 anni di vita non l’avevo mai riconosciuto. Io scelsi Barcellona e lei scelse me come sua figlia illegittima, come sua cortigiana e come sua seguace. Non avevo alibi per sfuggire al suo cospetto e mi lasciai incantare. La mia vita divenne come un bruco a primavera: iniziai a volare libera, libera di essere me stessa senza remore e senza censure. A differenza di molti studenti in Erasmus persi molti chili, quasi come una metafora della mia vita in quel momento.

Arc de trionf

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A quanti ancora mi chiedono “Ma ne vale la pena fare l’Erasmus?” Come un’epifania mi viene in mente la frase che c’era scritta sull’opuscolo dell’Università di Salerno che mi consegnarono qualche giorno prima di partire. La frase è di Mark Twain e dice

 

Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.

La mia risposta è questa: vivetevela tutto l’Erasmus. Lasciateli in un angolo le paure, le insicurezze ed i dubbi: bevetevi quest’esperienza alla goccia. Qualcosa vi macchierà la camicia, ma niente sarà più forte nella vostra vita di una sbornia ad un solo bicchiere.

 

About friariella

Travel blogger per caso, Napoletana per scelta. Sono un'intalliatrice agonistica e campionessa mondiale di aperitivi e bis. Mi piace viaggiare low cost, amo la buona musica e di ogni festa divento il giullare.