Una settimana fa è uscito il cofanetto di Gomorra La Serie disponibile in Dvd e Blu Ray: chi è amante come me delle serie tv l’ha guardata in streaming divorandola uscita dopo uscita. Da Napoletana posso dirvi che mi è piaciuta la serie e non perché sia un’amante del genere, non perché sia napoletana ma perché la Camorra l’ho studiata: ho messo la lente d’ingrandimento sulla storia criminale della mia città rendendola l’argomento della mia Tesi di Laurea. La Camorra l’ho studiata e vedere Gomorra è stato un tuffo al cuore: ho letto tante cose su questa serie e tante cose sono state, una fra queste è che la serie è stata girata a Scampia. Anche questa volta per la mia rubrica #AltraNapoli in collaborazione con IgersNapoli vi racconto un po’ della mia città: stat senza penzier, però!

Gomorra la serie

La serie Gomorra è la terza trasposizione tratta dal best seller di Roberto Saviano: oltre al film diretto da Matteo Garrone, Gomorra è diventata anche opera teatrale. Il tema centrale della serie è la lotta tra due clan: si parla della famiglia Savastano e dei Conte, che nella realtà sono stati i fatti che hanno riguardato

La realizzazione della fiction è stata diretta da Francesca Comencini e Claudio Cupellini, capitanati da Stefano Collima che si è occupato in passato sapientemente della regia di Romanzo Criminale la serie. I protagonisti della serie sono stati:

  • Pietro Savastano, interpretato da Fortunato Cerlino.
  • Ciro Di Marzio, interpretato da Marco D’Amore.
  • Imma Savastano, interpretata da Maria Pia Calzone.
  • Gennaro Savastano, interpretato da Salvatore Esposito.
  • Salvatore Conte, interpretato da Marco Palvetti.

Intorno ai quali hanno girato un esercito di personaggi secondari e comparse, raccolte dai laboratori e dalle compagnie teatrali di Napoli e provincia. La serie prodotta da Sky è stata venduta in 50 Paesi e ha subito registrato un grande successo da parte del pubblico italiano.

Gomorra e la Camorra

Altra domanda che mi fanno sempre è “Ma a Napoli si vive così come si vede in Gomorra?”. Ricordo ancora la faccia del mio prof di Sceneggiatura della Pompeu Fabra di Barcellona: era novembre ed a Barcellona era da poco uscito il film; era un lunedì e mentre varcavo la soglia della classe Pipi ( si chiama così) mi disse “Antonietta ma tu sei di Napoli vero?”. Restammo a parlare per molto tempo anche dopo la lezione e gli spiegai chiaramente che sì quella era la mia realtà, ma che Napoli è molto altro ancora. Probabilmente è stato da quel momento che ho deciso di iniziare a scrivere della mia città in maniera diversa.

Tornata in Italia mi misi in mente che la Camorra sarebbe stato al centro della mia Tesi di Laurea: dovevo saperne di  più, sentivo il morale di voler fare qualcosa che andasse oltre il semplice studio dei libri e della compilazione di una cosa che sarebbe interessata solo al prof di turno. Citando gli Afterhours “Io voglio far qualcosa che serva”: scrivere una tesi che mi rappresentasse in ogni riga ed in ogni virgola. Dopo un po’ di tentativi e qualche no alla fine il 26 Maggio 2010 mi sono laureata con una tesi in semiotica dal titolo “Camorra Femmile Singolare: indagine sociosemiotica sul ruolo della donna”.

Che cos’è la Camorra?

Il termine camorra nella lingua italiana è utilizzato per indicare

l’associazione segreta con leggi proprie, avente lo scopo di procacciare con qualsiasi mezzo favori e guadagni a coloro che ne fanno parte.

La prima testimonianza dell’impiego della parola, è da rintracciare nella novella Pantamerone, di Giovanni Battista Basile:“Le facettero vedere camorra de talette de Spagna”, dice un personaggio del racconto, riferendosi ad un capo di abbigliamento, molto in voga in Spagna. Tuttavia, le origini del termine rimangono poco chiare: esistono, infatti, varie ipotesi circa l’etimologia:

  • In una prima indagine, Camorra deriverebbe da “dicta de gomurra” un’organizzazione criminale del XIII secolo, nata per volontà di alcuni pisani emigrati a Cagliari. Caratteristica di questa banda , era l’indossare una giacchetta corta, molto simile alla chamarra L’ipotesi che il termine sia stato generato per indicare un determinato stile di vestire, viene supportato sia da fonti letterarie, come quella sopracitata di Basile, ma anche dal carattere, tutt’ora, egocentrico dei camorristi, che non si dimostra solo nell’abbigliamento, ma anche nei modi di agire.
  • Secondo un altro filone di studi, deriverebbe dalla Confraternita della Guarduna: nata nel 1417 a Siviglia, si tratta di una società segreta composta da briganti, con una forte impalcatura organizzativa, volta a macchiarsi di qualsiasi genere di delitto, per soddisfare il desiderio di vendetta dei componenti. Sarebbe poi stata introdotta a Napoli all’epoca del Regno delle due Sicilie. Anche in questo caso, è la produzione letteraria a permetterci di scoprire le caratteristiche di questo fenomeno.

Queste prime ricostruzioni etimologiche fanno riferimento soprattutto al modo di fare, alle modalità di organizzazione. Sebbene i riscontri etimologici siano ben saldi, in realtà le ipotesi non sono supportate da prove storiche convincenti ( Sales, 1988). Tuttavia esistono ulteriori valutazioni etimologiche che, invece, fanno riferimento all’attività svolta:

  • Camorra deriverebbe da capo della morra, colui che pretendeva una tassa sul gioco della morra, un gioco di strada. Il suo ruolo era quello di impedire che il tutto sfociasse in violenza. A tal proposito, in una Napoli (già allora) sovrappopolata, doveva distinguersi con il suo abbigliamento, ma anche con il suo atteggiamento, volto ad incutere paura e rispetto ai più.Il termine viene utilizzato, per la prima volta, in un atto ufficiale del 1735, nel quale si autorizzavano a Napoli solo 8 case da gioco. Non è chiaro se sta ad indicare il capo della morra o se indicasse il gioco in sé.
  • L’altra ipotesi è che abbia derivazione araba: si tratta di kumar, ossia un particolare gioco di dadi, vietato dalle righe del Corano. Ne parla anche Mastriani, facendo riferimento alla “gamarra”, il luogo dove si svolgevano i giochi di sorte.

Le opposizioni etimologiche, dimostrano come non sia chiaro il processo di formazione dell’organizzazione malavitosa: le opinioni degli studiosi si sovrappongono e divergono, ma nessuno riesce a dare un certificato di nascita, se pur simbolico, come spesso accade nella storia. Ad ogni modo, si è soliti far attribuire lo sviluppo delle camorra, a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Periodo che combacia con la fine della neonata Repubblica Partenopea e l’instaurazione del Regno delle due Sicilie. Il cambiamento dell’assetto governativo, gli strascichi dell’epidemia della peste avvenuta intorno al 1836, che decimò la popolazione, alle quali si aggiungono i flussi migratori dovute alla restaurazione dello spazio cittadino, a seguito dello sviluppo tecnologico, fecero sì che la città ritornasse sovraffollata, con un alto tasso di povertà che doveva essere tenuto a bada dal governo di turno.Tutte queste condizioni, permisero lo sviluppo della Camorra: l’istinto di sopravvivenza spinse i napoletani ad unirsi, per sopravvivere, per prevaricare rispetto alla miseria che aveva messo in ginocchio tutti. In particolare, si fece spazio il lazzaronismo, primo esempio di organizzazione di uomini, senza fissa dimora e senza impiego. Le chiare analogie strutturali e comportamentistiche,non ci permettono, tuttavia, di definirla come cellula embrionale camorristica.

Risulta essere chiaro che l’attività principale della camorra sia sempre stata l’estorsione. Nonostante con il passare del tempo i loro affari si siano catalizzati anche su altre attività, come il contrabbando di sigarette dalla fine della Seconda Guerra Mondiale con una mirabile intuizione di Lucky Luciano, il racket rimane un fattore di guadagno costante, a differenza delle mafie, che non hanno mai disdegnato nulla. In una Napoli seviziata dal colera e dalle vicende politiche, i vicoli erano costernati da uomini che invitano i passanti a qualsiasi genere di gioco d’azzardo. Ed è su queste attività che traevano il più redditizio introito: il barattolo, ossia una sorta di tassa pari al 20% dei guadagni; lo sbruffo, la tangente che il camorrista pretendeva sulle altre attività economiche; particolarmente redditizie erano le estorsioni esercitate presso le case di tolleranza: i camorristi chiedevano la tangente alla direttrice della casa, al proprietario dell’immobile ed ai ricottari, ossia i protettori delle prostitute. In questo ultimo caso, la tariffa variava a seconda che la donna fosse considerata pollanca ( vergine), gallinella ( non più illibata), o voccola ( madre di figli). L’attività di estorsione trovò ulteriore spazio durante i due conflitti mondiali e soprattutto dopo, con la nascita della figura del “presidente dei prezzi”, ossia colui che decretava i prezzi al mercato ortofrutticolo, ignorando completamente le logiche di mercato. Inoltre, sarà lo stesso Raffaele Cutolo, nella sua biografia, a dichiarare che la tangente è necessaria per il sostentamento delle famiglie dei detenuti, suoi scagnozzi fidati.

Prendendo in analisi quest’ultimo, lo si può definire come l’emblema dell’egocentrismo camorristico: egli stesso afferma che inizia ad assumere una determinata postura, una serie di atteggiamenti ed espressioni per distinguersi dagli altri. Il camorrista è sempre stato un personaggio che volutamente si distingueva all’interno del tessuto sociale: così come mostra la stampa dell’epoca, vestito in modo appariscente, con i pantaloni larghi, il cappello portato storto, una fascia che avvolge la vita, una giacchetta corta, catenine e anelli d’oro che scintillano al sole. Altro esempio a supporto di questa tesi, ci viene dato da Luigi Giuliano, meglio conosciuto come Lovigino: questi, prima di ricevere i suoi affiliati, era solito imbellettarsi, pulirsi, profumarsi, per curare ulteriormente la sua figura di boss. L’egotismo camorristico è una caratteristica che permane ancora oggi: una rapida passeggiata tra le strade dei quartieri a rischio, per notare come i ragazzini siano sempre ben abbronzati, con scarpe delle più prestigiose firme internazionali, mentre le donne si racchiudono in tute larghe, sfoggiando come piccolo tocco di vanità femminile accessori, rigorosamente in oro, dai toni e dalla forme sgargianti, incorniciando i loro abbronzatissimi visi, con chiome variopinte. Altro espediente utilizzato per comunicare la propria superiorità sono le abitazioni: in particolare, si fa riferimento alla nota villa di Francesco Schiavone, al Castello dei De Medici occupato abusivamente dai Cutolo e alla casa con vasca da bagno a forma di conchiglia dei Giuliano. Il messaggio è chiaro: le abitazioni e i loro arredi si distinguono rispetto a quelli comuni, emulando ambientazioni e eroi inarrivabili. Infine, bisogna prendere in rassegna anche l’utilizzo dei soprannomi, che non rappresenta solo uno strumento di identificazione, ma anche un vincolo, un simbolo, che può essere compreso solo da chi sa, solo da chi conosce. Da qui soprannomi come “Michele a Nubilità”, Ciccillo Tagliarella, Cicciott e mezzanott, Sandokan, Bin Laden, O lup, O Nasone.

Il voler prevaricare, nella dimensione camorristica, non si dimostra solo con gli atteggiamenti, ma ne rappresenta l’intero incedere: il camorrista è colui che riesce a raggirare la legge, lo Stato, ad avere la meglio sugli altri, ma soprattutto a monopolizzare gli altri. Alla luce di ciò , risulta essere giustificata un’altra peculiarità della malavita napoletana: sebbene si parli di camorra, quindi di un’unica grande organizzazione, in realtà da sempre il territorio campano non è altro che una scacchiera, sulla quale le varie famiglie si scontrano in una continua lotta alla spartizione dei traffici e del controllo del territorio; a differenza della Mafia, nella Camorra non esistono alleanze, non esistono patti per la convivenza pacifica o tregue momentanee, volte alla condivisione di un introito: deve sempre esserci un vincitore, un qualcuno che riesca a governare sugli altri. Significativo è il caso di Pasquale Simonetti, meglio conosciuto come “Pascalone e Nola”, boss emergente degli anni ’50, che divenne “presidente dei prezzi” di corso Novara. A questi si oppose “ Tatonno ‘e Pomigliano”, alias Antonio Esposito, produttore di frutta secca, in ottimi rapporti con la neonascente classe politica, tanto che al suo funerale furono inviate corone di fiori da ben dodici deputati. Lo scontro nacque a seguito di forti restrizioni economiche che decretarono la consequenziale spartizione dei pochi proventi dell’attività economiche ortofrutticole. Dopo una serie di diverbi, il 16 luglio 1955, Pascalone fu ucciso da Gaetano Orlando, detto “Tanino ‘e bastimento”, mandante di Antonio Esposito. Alla base dell’omicidio ci sarebbe un mancato saluto da parte di Orlando al presidente dei prezzi. L’omicidio sarà poi vendicato dalla moglie, Assunta Maresca, chiamata ”Pupetta” per la fresca bellezza di giovane donna, incinta di sei mesi, che uccise a sangue freddo l’antagonista del defunto marito, il 4 agosto 1955, proprio in corso Novara. L’esempio riportato è un episodio che si verificherà spesso lungo il percorso camorristico, tanto da generare,dagli anni ’70 in poi, una serie di vere e proprie faide tra clan per la lotta al potere, con numeri di morti l’anno davvero sconcertanti: addirittura nel 1982, si registrano ben 264 vittime. Risulta dunque azzardato il tentativo di riunire l’intera attività malavitosa in un’unica grande famiglia, battezzandola con il nome di Nuova Camorra Organizzata, da parte di Cutolo. L’idea del malvivente era quella di creare un sistema parallelo allo Stato, al fine di sopperire alle sue mancanze. Infatti, in un passo del testo di Marrazzo (1984), Cutolo confessa:

Erano ragazzi senza ideali, senza bandiera, senza scopi, ai quali Raffaele Cutolo, forniva la possibilità di sentirsi inserito in una struttura concreta, operante, vincente (p. 65).

Saranno, infatti, vani l’impegno e la dedizione del “Professore” per la costruzione del suo impero, sgretolatosi in meno di dieci anni sotto i colpi dell’alleanza tra i Nuvoletta, gli Alfieri, i Zaza e dei Bardellino. Tuttavia, la fine della fiaba cutoliana decreta anche la fine di una camorra vecchio stile, che non trova spazio nei ritmi moderni decretati dall’illecito. Si abbandonano i riti di iniziazione che il Professore aveva fatto suoi, sebbene questi erano già presenti nella camorra ottocentesca, con riti fatti nell’ombra del Cimitero delle Fontanelle. Cutolo si spoglia della sua identità, affida il suo scettro alla sorella e vive nella luce del suo personaggio. Lo stesso che decreterà la fine del suo sogno di camorra e l’inizio del “O’ Sistema”.

Gamorra La Serie: i posti dove è stata girata

Gomorra la serie piace perché ha saputo raccontare: per la prima volta sullo schermo si vedono i personaggi calati nella realtà vissuta e non nella realtà programmata dai cineasti. Gomorra descrive non racconta. Ma dove è stata girata? E’ stata girata tutta a Scampia? La verità è che Gomorra è stata girata quasi tutta nel mio quartiere e nei quartieri limitrofi.

La serie si apre qui:

Gomorra prima puntata

Ciro sta preparando la lattina di benzina per dar fuoco alla casa di Salvatore Conte: la scena è stata girata a Gianturco, di fronte all’ex raffineria. Si tratta di una zona industriale quasi del tutto dismessa. Questa zona collega il centro della città con i quartieri di Barra, San Giovanni e Ponticelli. Se vi trovate da quelle parti vi consiglio di passare da La Scottona.

Gomorra seconda puntata

Terza Puntata che inizia così: si tratta del carcere di Poggioreale dal quale svetta una delle torri del Centro Direzionale: fiore all’occhiello dell’architettura urbanistica del Sud Italia, è stato progettato da Kenzō Tange, architetto giapponese di fama mondiale. Attualmente il Centro Direzionale mantiene il suo primato meridionale nazionale come unico complesso di grattacieli.

terza puntata gomorra

Ancora terza puntata: Don Pietro Savastano è stato portato a Poggioreale ed i suoi scagnozzi si incontrato in questa strada con i fedeli collaboratori. Questa strada è Via De Roberto nel quartiere Poggireale, snodo principale che collega Ponticelli con Poggioreale, dove ogni domenica si svolge il Mercato delle Pulci.

quarta puntata gomorra la seria

La quarta puntata si apre così e se tutti pensavate che si trattasse di Scampia, vi sbagliate. Questi sono i Bipiani di Ponticelli: queste abitazioni a due piani sono state costruite per i terremotati del terremoto dell’Irpinia del lontano 1980 e dopo 34 anni, nonostante le fatiscenti condizioni in cui versano, sono ancora popolate sia da extracomunitari che da napoletani.

quarto episodio gomorra la serie

Ancora quarto episodio: questa zona che apparentemente sembra vissuta da extracomunitari, in realtà si tratta della strada che da Ponticelli, Cercola e Volla porta all’imbocco con la tangenziale chiusa da tempo in seguito ad un grave incidente stradale.

decimo episodio

Decimo episodio: Salvatore Conte sta tornando in Italia, passando per Placa Espana a Barcellona. Quello che vedete nel fotogramma non è un’arena per i tori, o almeno lo era: adesso è un grande centro commerciale. Alle spalle della telecamera c’è il Mnac ed il Mont Juic dove è possibile ammirare lo spettacolo delle fontane.

Dodicesima puntata Gomorra la serie

Dodicesimo ed ultimo episodio: la sparatoria finale è stata girata in un sottopassaggio che è rimasto in costruzione per dieci anni, una volta inaugurato è durato un paio di anni e poi è stato chiuso perché inagibile. Si tratta, manco a dirlo, di Via Luigi Volpicella, una stradina al confine tra i Ponticelli e Barra. Nota di costume: quella costruzione in alto a destra è la Scuola San Giovanni Bosco dove ho frequentato l’asilo e le elementari.

 

About friariella

Travel blogger per caso, Napoletana per scelta.
Sono un’intalliatrice agonistica e campionessa mondiale di aperitivi e bis.
Mi piace viaggiare low cost, amo la buona musica e di ogni festa divento il giullare.