[Questo post non è una marchetta, stranamente]

Me la sento ancora ronzare nelle orecchie il sigla di San Remo “Parararararà Perché San Remo è San Remo”. Non ho fatto neanche il tempo a sentire tutte le polemiche (solite) del Festival che è arrivato San Valentino.

Ed è subito sole, cuore e amore (ma anche no).

Non è un mistero che abbia aperto questo blog in un tenero momento di merda. Non è un mistero che abbia vissuto gli ultimi anni in assoluta solitudine sentimentale. Non è un mistero che da qualche tempo a svegliarmi sia un barbuto uomo torinese e, ahimè, pure juventino costretto a imparare il dialetto napoletano senza avere possibilità di scelta.

Che cosa è successo nel frattempo? Come sono passata dalla solitudine estrema a condividere la coperta con un’altra persona? Il motivo per cui condivido questo post è che ho ascoltato tante persone lamentarsi della propria condizione sentimentale negli ultimi giorni, senza porsi però la domanda più grande.

SONO CAPACE DI AMARMI? 

Se con dedizione e accanimento mi sono dedicata alla realizzazione della mia carriera, alla stessa maniera mi sono dedicata alla ricerca di una persona da amare e che mi amasse incondizionatamente. Il punto principale è che non avevo mai pensato a me. Questo non si intende che mi trattavo male o quale strana cosa facessi, semplicemente non ascoltavo il mio cuore. Non sentivo quando il suo battito diventata troppo forte per essere semplice innamoramento. Non mi rendevo conto che piangere non fosse uno sport agonistico da praticare con costanza suprema. È vero che l’amore non è bello se non è litigarello (che poi chi l’ha detta sta stronzata?) ma non è detto che scannarsi ogni giorno faccia bene alla salute mentale.

Amare per me significava tutto questo, complice anche il fatto di aver fatto la collezione di teste di minchia incontrate. Non è una questione di colpe, è una questione di trovarsi. Ed io con questi uomini non mi sono trovata, semplicemente. Mi piace pensare che sia solo questo il motivo è che se proprio è necessario trovare un colpevole, quel colpevole sono io.

Non basta amare gli altri fino allo sfinimento per essere sicuri che tutto possa funzionare. L’ho provato a mie spese e di lacrime, notti insonni e giorni in cui vorresti vomitare il grigiore che ti porti dentro ne ho avuti tanti. La verità è che solo amando noi stessi possiamo condividere qualcosa con gli altri. Amare se stessi significa dire “no” quando si ha voglia di dire “no”. Significa non fingere di stare bene per compiacersi, ma prendersi del tempo per capire e capirsi. Significa stare in silenzio da soli a guadare un film, leggere un libro o semplicemente ad ascoltare il rumore dei pensieri senza sentirsi in colpa per qualcuno.

Sarà una frase fatta, lo so, ma la vera relazione più importante che abbiamo nella vita è quella con noi stessi. Se continuiamo a farci del male non saremo in grado di amare e di essere amati. Questo è tutto quello che ho imparato in questi ultimi anni. Ho detto “no” a tutte quelle persone che potevano interessarmi per poche settimane perché non volevo imbattermi nell’ennesima relazione dalla quale uscire senza un sorriso. Avevo già sofferto abbastanza per mettere il mio cuore in mano di una persona qualsiasi. Non è una dichiarazione d’amore questa, ma un piccolo invito all’amore verso se stessi. Sbagliare fa bene ma ripeterlo con dedizione certosina può davvero portarvi a toccare il fondo. Io questo fondo l’ho toccato e non lo nego. Ho avuto così paura di innamorarmi da scappare da ogni possibile contatto con il genere maschile. Amare tanto, anzi amare troppo può spingersi ad odiare se stessi pur di amare l’altro. 

Quando ho toccato il fondo, quando ho avuto il coraggio di dire basta al resto ho piano piano iniziato a pensare a me e solo a me soltanto. È stato faticoso ma poi è stato tutto meravigliosamente mio. Non avevo dubbi su chi e che cosa dovessi fare. Ho iniziato a seguire il mio istinto, ho ascoltato le mie richieste e mi sono sentita sempre più leggera. Niente paranoie, formalismi o criticità: c’ero solo io nei miei pensieri e niente di più. Ho capito così che cosa volevo veramente e chi volevo veramente, perché certo l’amore è irrazionale ma siamo anche capaci di capire chi e che cosa ci può far stare.

E quindi una sera di dicembre ho incontrato uno spocchioso quanto antipaticissimo Torinese, che a stento mi ha guardato in faccia. Quella sera stessa ho pensato “Ma quanto cazzo se la mena questo? È antipaticissimo”. Sei mesi dopo capitolavo al secondo appuntamento. Un anno dopo da quel famoso incontro eravamo a cena per scambiarci in anticipo i regali di Natale. Lo so, lo dice pure Tiziano Ferro che è abbastanza pop, ma l’amore è veramente una cosa semplice. È straordinario essere in coppia e sentirsi liberi di dire ciò che si pensa, di poter uscire con le amiche, di poter dire “senti oggi voglio stare da sola!”. Che cosa c’è di più grande di amare una persona per ciò che è e non per ciò che vorremo che fosse?

Se il vostro lui vi fa vivere nell’ansia, se vi scartavetra i maroni come una marmotta della Milka, se l’ansia è il sentimento che vi sveglia ogni mattina, non ci stendete i peli e lasciatelo. Mollate tutto e scappate alla ricerca di voi stesse, senza aver paura e senza pensare che tutto sia sbagliato. Il vero errore è pensare che tutto questo possa essere amore. E se pensate che San Valentino appena trascorso, magari da sole, sia una vera merda, credetemi è ancora peggio con una persona che non vi amerà mai per ciò che siete. Non sto parlando del partner di turno, ma di voi stesse.

Perciò se avete fatto credere a tutti che di San Valentino non ve ne frega niente, che è “solo” una festa commerciale e menate varie, smettetela perché non ci crede nessuno. Un piccolo dono, un piccolo pensiero fa bene al cuore. Io San Valentino sono stata da sola, con un bel bicchiere di vino bianco in mano e spaparanzata sul mio divano a beffeggiare tutti quelli che devono mettere in bella mostra le pance perché incinte di 2 settimane. A San Valentino ho ricevuto un regalo da una mia nuova amica, una di quelle persone con cui condividi tanto anche se non ti conosci da una vita. Il regalo è un quadretto, uno di quei poster piccoli piccoli che ti riempiono il cuore e la casa come se fosse un gioiello da mille mila carati. Ho pianto quando me l’ha dato perché ho concesso a qualcuno di entrare nel mio cuore e perché sono riuscita a fidarmi, anche se è solo un’amicizia.

San Valentino non è solo un giorno ma è un gesto quotidiano da concedersi ogni giorno per stare bene con se stessi. Ad ogni piccolo passo che ho fatto verso il mio equilibrio ho festeggiato con un piccolo regalo, come se fosse un mesiversario con un fidanzatino. Se non l’avete ancora fatto e se non sapete come mettere fine a qualcosa che vi fa star male, pensate e rileggete a tutto quello che vi ho scritto e fatevi un regalo. Sì un piccolo regalo, qualcosa che possa essere il simbolo del vostro cambiamento e della vostra storia d’amore.

Mi piace sempre coccolarmi con i prodotti della Lush (non posso vivere senza il loro shampoo!). Se siete delle vere modaiole potete acquistare una borsa da Masala o da Isabò. Di Iso io sono degna portatrice di questa bellissima creatura.

Friariella - Perché San Valentino è San Valentino sempre.
Friariella – Perché San Valentino è San Valentino sempre.

E se non bastasse potete concedervi anche un cofanetto Smartbox, di quelli belli belli per davvero. Se invece pensate ad un pegno d’amore non serio, vi consiglio gli anelli bestiali di Davide Paganotti: una vera chicca per tutte le amanti dei dettagli come me.

Adesso andate, moltiplicate il vostro amore e non ci scassate più la minchia. 

About friariella

Travel blogger per caso, Napoletana per scelta. Sono un'intalliatrice agonistica e campionessa mondiale di aperitivi e bis. Mi piace viaggiare low cost, amo la buona musica e di ogni festa divento il giullare.