Dal 10 al 12 giugno sono partita con altre 15 blogger alla scoperta di Lisbona, con il progetto #sivalisbona con Skyscanner. La mia prima pagina di diario a pochi giorni dal rientro.

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Sono da poco tornata da Lisbona. Sento ancora l’odore delle sardine nei capelli e gli occhi pieni di azuelejos. Non un viaggio qualunque ma un viaggio ricco e pieno di sensazioni. Ogni viaggio ha il suo bagaglio di vita da portarti per sempre dietro. Lisbona mi ha congedata con una cartolina con su scritto “Abbi cura di te” e nel frattempo, nel traffico della mia mente, un pensiero stupendo aveva forma.

Ci volevo quasi credere. Mi volevo quasi ammettere ma che poi alla fine non mi sono promossa più. Ho infranto il dogma, ho perso il controllo e sono caduta sul soffice. Non sono scivolata o non ancora. Ma non mi arrendo. Non mi perdo dinanzi alle ipotesi e alle congetture, ma scelgo, con un incedere impreciso e andante. Non mi perdo, vado dritta e continuo. Adesso non guardo indietro, ma ho lo sguardo fisso sul mio specchio. Riconosco il sorriso, ammicco al mio progresso e canticchio di gioia.

Lisbona mi è piaciuta. Ne sento ancora sotto le dite l’odore, il rumore ed i colori. Mi ha stordita con quel suo fascino decadente, con quella semplicità disarmante quasi quando incontri una ragazzina adolescente alle prese con il suo corpo che cambia. È spaventata ma allo stesso tempo compiaciuta del suo corpo che si trasforma. È sensuale ma goffa della sua nuova identità. Ecco Lisbona è proprio così. Mezza spoglia, con il cuore colmo di gioia e il sorriso senza denti, invasa dai sensi di colpa e presa da assedio dagli sbadigli per aver dormito poco.

Non mi stupisce che mi sia rimasta attaccata alle dita. La sento vicino a me, come se ad ogni viaggio cercassi in un modo o nell’altro di far combaciare i lembi di Napoli. Come quando hai un vestito bello che non ti sta più bene e chiedi alle tue amiche di provarlo, per vedere a chi starà meglio.

Non è il mare ad avermi impressionato, né il vento che dava il ritmo ai miei capelli in disordine, tanto meno il sole caldo e cocente. Mi è piaciuto il trasandato, il disordine, l’autentico. Non ho visto una capitale ma una città: una di quelle in cui non ti lasci ammaliare da un Municipio che trasuda storia e sangue. Non mi sono lasciata zittire da bandiere, guardie e castelli reali. Ho guidato i miei occhi scalzi tra le vie della città, senza aver paura di perdermi, senza aver paura di camminare in una città che non conosco ed a cui non sapevo affidare i miei pensieri in lingua madre.

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Me la sono presa questa Lisbona con calma, lanciando il mio sguardo senza sosta tra le vite della gente, tra i commenti dei passanti e tra le chiacchierate dei presenti. L’ho vista e l’ho guardata intensamente, focalizzando le mie attenzioni sui dettagli, sulle imprecisioni e sugli infiniti poi. Ma poi, come forse non mi aspettavo da tempo, ho sentito il desiderio di tornare a casa, per riprendermi tutto, come se non fosse già tutto nostro.

About friariella

Travel blogger per caso, Napoletana per scelta. Sono un'intalliatrice agonistica e campionessa mondiale di aperitivi e bis. Mi piace viaggiare low cost, amo la buona musica e di ogni festa divento il giullare.