Un noto detto napoletano dice “Chi te vo bene chiu ra Mamma te ‘ngann” ( chi ti vuole bene più di una mamma ti sta ingannando) e nel caso di Teresa Buonocore è stato così: il 20 Settembre 2010 è stata uccisa, crivellata dai colpi di pistola, perché “colpevole” di aver protetto sua figlia dal suo carnefice.

Teresa Buonocore
Teresa Buonocore

Me lo ricordo ancora quel giorno: interno giorno, mattina, Roma, ufficio, caldo asfissiante, notizia in primo piano su Repubblica ed un brivido freddo lungo la schiena che mi ha paralizzato per qualche minuto. La storia di Teresa non l’ho mai più abbandonata: l’ho seguita non solo con il cuore, ma leggendo i giornali, seguendo il suo processo, ascoltando i discorsi tenuti da sua sorella attualmenete tutore delle sue bambine. Se avessi modo di incontrarla ancora, me la sarei stretta a me come se fosse una sorella maggiore.

Il luogo dell'omicidio di Teresa fonte Ansa.it
Il luogo dell’omicidio di Teresa fonte Ansa.it
Il corpo di Teresa al momento del ritrovamento
Il corpo di Teresa al momento del ritrovamento

Teresa aveva 51 anni quando l’hanno strappata ad i suoi quattro figli. La sua “maledizione” la portava in grembo si da piccola: era una Buona di Cuore proprio come dice il suo cognome, Buonocore. Aveva avuto due figli da un primo matrimonio che si era concluso dopo pochi anni. Successivamente poi, aveva conosciuto un uomo durante una vacanza in Sud America: erano innamorati e pronti ad una vita insieme. Lui aveva lasciato il suo Paese per seguire Teresa ed in pochi anni erano riusciti a mettere su famiglia: una casa e due bambine. La felicità per Teresa non dura mai troppo: dopo pochi anni dalla nascita della seconda bambina, lei ed il suo compagno si separarono e Lui torna nel suo paese d’origine, lasciando Teresa e le bambine da sole. Teresa, però, rimane in ottimi rapporti con la famiglia di Lui proprio per dare alle bambine un ambiente familiare stabile e sereno alle sue due ultime figlie.

Teresa per riuscire a sopperire alle esigenze di una famiglia da portare avanti da sola, si divideva tra due lavori: segretaria e guida turistica, in modo da dare alle sue bambine una vita modesta e semplice. A scuola la figlia maggiore stringe amicizia con un’altra bambina, la figlia di un ex vicino di casa: Enrico Perillo, geometra di Portici, sposato con un Medico che lavora al Policlinico, una di quelle famiglie bene di Napoli, fiore all’occhiello di una società spogliata da ogni credibilità.

Le bambine passano lunghi pomeriggi insieme a giocare e Teresa è contenta: insieme alla figlia maggiore si è unita la piccolina che ha legato anche lei con le figlie di Perillo. Teresa non sa cosa nasconde questa famiglia però: Enrico è un ossessionato da pedopornografia con un archivio da horror depositato sul suo pc, che passa molto tempo in casa da solo con le bambine, che frequenta ragazzi molto lontani dalla Napoli Bene con i quali condivide la passione per le armi. Enrico in poco tempo mette le mani sulla figlia maggiore di Teresa abusando sessualmente di lei e non solo: casa Perillo è frequentata da un’altra bambina compagna di classe della figlia di Enrico, affidata ad una casa famiglia per via dei suoi problemi famigliari.

Le due bambine subiscono per molto tempo le violenze in silenzio anche perché Perillo minaccia entrambe: in particolare minaccia la figlia di Teresa dicendole che se proverà a dire qualcosa, lui le ammazzerà la madre. Ma mentre le due bambine cercano di mascherare quanto accaduto, gli adulti buoni intorno a loro iniziano a capire che c’è qualcosa che non va: alla fine le bambine iniziano a parlare. La figlia di Teresa viene convocata in Commissariato perché la sua amichetta ha confessato tutto agli operatori della Casa Famiglia che la ospita: anche lei confessa e per Teresa inizia il suo incubo.

Da quel momento in poi Teresa e le sue bambine subiscono una serie di intimidazioni da parte di Perillo e della sua famiglia: non sono minacce verbali ma una vera escalation di violenze che non si placano davanti a niente arrivando addirittura a bruciare la porta di casa dell’avvocato che segue Teresa. Tutto questo non ferma la determinazione della donna che denuncia gli avvenimenti alla polizia. Non fa in tempo ad avvisare le forze dell’ordine che due uomini a bordo di un motorino la uccidono la mattina del 20 settembre 2010: la promessa di Enrico Perillo è stata mantenuta.

In un primo momento gli inquirenti pensano che la donna sia stata uccisa per un regolamento di conti, che avesse a che fare con cattivi giri ma in poche ore l’indagine viene capovolta e si apre come un fiume in piena il reale concatenarsi dei fatti: la vita di Teresa valeva 15 euro, la ricompensa che Enrico ha promesso ad Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, che in poco meno di 48 ore vengono rintracciati dalla polizia, interrogati e confessano. Il Perillo li ha convocati a casa perché costretto a rimanere chiuso nelle quattro mura domestiche per l’inchiesta sulle violenze sessuali.

Ai funerali di Teresa la piccola comunità cittadina si stringe intorno al dolore della sua famiglia: l’intero paesino si ferma per dare l’ultimo saluto ad una Donna con la D maiuscola e ad una madre che ha sacrificato la sua vita per salvaguardare le sue bambine e per la giustizia. Il processo arriva in poco tempo ed i particolari sono agghiaccianti: la famiglia del Mulino Bianco del Perillo si sgretola come sabbia al vento. L’amicizia con Amendola e Avolio, due ragazzi semplici con qualche cattiva amicizia di troppo, non riguarda solo Enrico: uno dei due giovani negli ultimi tempi era diventato l’amante della Signora Perillo, che dall’alto della suo piedistallo sociale nega tutto perché ribadisce “sono Medico del Pellegrini di Napoli”. La “signora” nega quindi ogni accusa e con la complicità della suocera addirittura cerca anche di far sparire le prove della contrattazione tra il marito Orco ed i suoi “collaboratori”. Ma la Dottoressa nonostante i suoi soldi e la sua posizione sociale ormai accartocciata e gettata in un sacchetto della spazzatura si ritrovano a fare i conti con la giustizia: la condanna all’ergastolo per il marito viene confermata dalla Corte d’Assise di Napoli.

Nell’anniversario dell’omicidio di Teresa il mio pensiero va alle sue famiglie ed a tutti i bambini vittime di violenza sessuale, alle mamme coraggio come Lei ed alla sua famiglia.

About friariella

Travel blogger per caso, Napoletana per scelta.
Sono un’intalliatrice agonistica e campionessa mondiale di aperitivi e bis.
Mi piace viaggiare low cost, amo la buona musica e di ogni festa divento il giullare.